In dieci anni l’Italia ha riscoperto la bicicletta: 89 milioni di presenze cicloturistiche nel 2024, 9,8 miliardi di impatto economico e 600 milioni di euro dal PNRR. Ma solo l’11,5% dei fondi è stato speso. Come cogliere le opportunità della slow mobility.
L’Italia sta vivendo una trasformazione profonda nel modo di concepire la mobilità. I numeri parlano chiaro: il cicloturismo ha raggiunto 89 milioni di presenze nel 2024, con un incremento del 54% rispetto all’anno precedente e un impatto economico di quasi 10 miliardi di euro. Un dato che rappresenta oltre il 10% del totale delle presenze turistiche nazionali.
La spesa media giornaliera dei cicloturisti supera i 100 euro, ben oltre i 60 euro dei turisti tradizionali. Le regioni con reti ciclabili sviluppate attraggono visitatori con maggiore propensione alla spesa e soggiorni più lunghi, dimostrando che investire in infrastrutture ciclabili significa investire nell’economia locale.
PNRR: risorse ingenti ma sottoutilizzate
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ha destinato 600 milioni di euro alla mobilità ciclistica: 200 milioni per 570 km di piste urbane e 400 milioni per 1.250 km di ciclovie turistiche. Il Piano Generale della Mobilità Ciclistica gestisce complessivamente 1,154 miliardi di euro tra fondi nazionali e PNRR.

Offerta di piste ciclabili
Eppure, la spesa effettiva rappresenta appena l’11,5% delle risorse complessive. Per le ciclovie urbane sono stati spesi solo 41,9 milioni su 200 disponibili (20%), mentre per quelle turistiche appena 12 milioni su 266 (5%). Esistono addirittura 36 progetti per i quali non è stato speso ancora un euro, evidenziando problematiche di capacità progettuale e gestione amministrativa.
Modelli virtuosi da replicare

Mentre alcuni comuni faticano, altri corrono. Pesaro con la sua “Bicipolitana” di oltre 100 km mantiene da sette anni il massimo riconoscimento FIAB. Bologna ha dimostrato che la “Città 30” riduce gli incidenti del 17% aumentando il flusso ciclabile del 14%. Bergamo ha raddoppiato la rete in cinque anni introducendo il programma Pin-Bike che remunera i cittadini che scelgono la bici.
Padova, vincitrice dell’Urban Award 2024, conta 195 km di piste interconnesse alla rete tramviaria con monitoraggio digitale. Giulianova ha implementato 45 km di “Città 30” su sette comuni costieri. La provincia di Bolzano ha introdotto un regolamento innovativo che classifica tre tipologie di percorsi ciclabili con standard progettuali differenziati.
L’innovazione passa dai materiali: il ruolo dell’acciaio corten
L’evoluzione infrastrutturale richiede soluzioni innovative per sicurezza e sostenibilità. L’acciaio corten emerge come materiale d’elezione per staccionate e parapetti ciclabili, offrendo resistenza alle intemperie senza manutenzione, totale riciclabilità e integrazione estetica con l’ambiente naturale.

I sistemi innovativi come i cordoli EdgeFlex consentono piste “cemento free”, particolarmente indicate per aree protette e parchi. La forma arrotondata dei parapetti in corten riduce i rischi in caso di caduta, migliorando la sicurezza complessiva dell’infrastruttura.
Strategie per amministrazioni lungimiranti

Per massimizzare le opportunità, le amministrazioni devono agire su tre fronti. Primo: rafforzare la capacità progettuale attraverso formazione tecnica degli uffici e collaborazione con specialisti.
Secondo: creare integrazione territoriale connettendo le piste ai nodi di trasporto pubblico e coordinandosi con i comuni limitrofi. Terzo: investire in materiali durevoli e a bassa manutenzione che garantiscano sicurezza e accessibilità inclusiva.
Il programma ComuniCiclabili FIAB, che nel 2024 ha coinvolto 180 comuni, offre un sistema di benchmarking prezioso. L’obiettivo 2025 è puntare sul Meridione, dove il 50% dei fondi PNRR è riservato proprio alle regioni del Sud.
Una finestra temporale da non perdere
La slow mobility rappresenta oggi una leva strategica fondamentale per lo sviluppo territoriale. Le amministrazioni che sapranno cogliere tempestivamente questa opportunità, superando le criticità progettuali e sfruttando i fondi disponibili, potranno posizionarsi come leader nella transizione verso una mobilità più sostenibile.

Il tempo stringe: i fondi PNRR hanno scadenze precise e la concorrenza tra territori è sempre più forte. Chi investe oggi in infrastrutture di qualità e servizi integrati potrà generare benefici economici, ambientali e sociali duraturi per le proprie comunità.