L’Arch. Matteo Masconale racconta come 80 metri di staccionata Cortensafe si sono adattati a un percorso pedonale accessibile, tra terre armate e nuova vegetazione.
C’era un campo sportivo che nessuno usava più, a Belluno Veronese. Una frazione di Brentino Belluno, nella Val d’Adige, con un terrazzamento di cemento degli anni Sessanta e un pezzo di paese rimasto senza funzione.
Il progetto di riqualificazione nasce da una convenzione tra il Comune e la Curia, proprietaria dell’area. Un campo sportivo parrocchiale in semiabbandono è stato trasformato in un parco pubblico su tre segmenti: un parcheggio a servizio del centro storico, realizzato con calcestruzzo drenante e intonaci a calce; un’area verde con teatro all’aperto; un percorso pedonale che sale verso la parte alta della montagna.
I lavori sono stati eseguiti dalla VAL.TE.CO Srl di Pescantina (VR). A firmare il progetto e seguire la direzione lavori è l’Arch. Matteo Masconale, che ci spiega la genesi di questo lavoro.
Riparare il paesaggio
Per capire il senso dell’intervento bisogna guardare a quello che c’era prima. Negli anni Sessanta e Settanta, in Val d’Adige (e non solo), la prassi era sbancare la montagna e contenere il terreno con murazzi di cemento armato.

Il risultato, decenni dopo, era un fronte artificiale che non aveva nessun rapporto con il paesaggio circostante.
Masconale ha lavorato nella direzione opposta. Ha condotto una ricerca su materiali e forme per ricostruire un ambiente coerente con le montagne della Val d’Adige, con le loro facciate di pietra aggettanti e il bosco che le circonda.
La soluzione sono state le terre armate, le tasche vegetali ricavate nei muri di contenimento, le nuove alberature e i cespugli. Un paesaggio che, come spiega l’architetto, richiederà circa cinque anni per prendere la sua forma definitiva, il tempo necessario perché la vegetazione cresca.
Un percorso che gioca con la montagna

Il percorso pedonale è il cuore del progetto. Sale dalla quota del parcheggio verso la parte alta, dove in futuro sono previsti un campo da calcetto e uno da tennis.
L’intenzione è creare quella che Masconale chiama una «circolarità di percorsi»: dal centro di Belluno Veronese si scende su Via Roma, si raggiunge l’area pubblica, si risale lungo il sentiero. Un anello che collega il parco con un edificio destinato ai servizi per la famiglia, in fase di completamento sull’altro lato della strada.
Il tracciato è volutamente tortuoso. La pendenza è stata mantenuta al 5%, adeguata anche per le persone con disabilità. Masconale sottolinea anche l’attenzione alla pavimentazione tattile per non vedenti sugli attraversamenti pedonali e sulle scale, «un aspetto che purtroppo è ancora troppo spesso trascurato».
Perché la staccionata Snake
Lungo questo percorso sono stati installati circa 80 metri di staccionata Snake E1C Wire di Cortensafe, soluzione in acciaio Corten progettata per tracciati con curve strette e variazioni altimetriche continue.
Due le ragioni della scelta, spiega Masconale.

La prima è la flessibilità. Il percorso cambia continuamente sia in pianta che in altimetria, e la Snake si è adattata bene a questa complessità geometrica. Il sistema di braccetti che sostiene il corrimano in diverse posizioni ha permesso di regolare le altezze e ottenere configurazioni altrimenti impossibili. La posa in opera, seguita dallo stesso Masconale, si è svolta senza particolari problemi.
La seconda ragione è la trasparenza visiva. In un contesto urbano ma a diretto contatto con la montagna, servivano elementi che si integrassero senza imporsi. L’architetto lo dice in modo chiaro: la rete a maglia sciolta «a due metri non si vede praticamente più. Con dietro i muri in calce, le pietre e le piante, va a perdersi: sembra semplicemente un parapetto che sale».
L’obiettivo era un ritorno a quello che Masconale definisce «l’elemento pulito, puro»: non rustico, ma naturale. Un equilibrio che, a suo giudizio, il prodotto Cortensafe ha centrato, offrendo «un’ottima risposta».
Corten e tempo: un materiale che migliora invecchiando
Il confronto con le alternative in legno è inevitabile. Masconale lo affronta con pragmatismo: entrambi i materiali hanno la loro validità. In termini di Life Cycle Assessment, l’acciaio Corten ha probabilmente un’impronta di carbonio maggiore. Ma richiede circa un 80% in meno di manutenzione, e questo pesa sul bilancio complessivo.

Soprattutto, non tutti i legni sono uguali: il castagno scortecciato o il larice sono una cosa, i legni trattati con sali chimici per resistere agli agenti atmosferici sono un’altra, e dal punto di vista ambientale non reggono il confronto.
C’è poi una caratteristica che solo il Corten ha: col tempo migliora. La patina di ruggine si consolida, protegge il materiale e gli dà un aspetto che l’architetto e molti suoi colleghi apprezzano. All’inizio il Corten appare «un po’ nero, grigietto», ammette Masconale, ma poi si stabilizza. È il contrario di altri materiali, che dall’inizio in poi possono solo degradarsi.
In attesa della primavera
Al momento dell’intervista il parco non è ancora aperto al pubblico. Le opere principali sono state completate a fine 2025, ma mancano le ultime finiture. Le prime impressioni, comunque, sono buone: nessuna critica dai residenti ma solo apprezzamenti, e profondo interesse da parte dell’assessore e del vicesindaco durante i lavori.
«Non ho ansia sulla tenuta dell’opera», dice Masconale. «Ho solo curiosità.» Quella di vedere come la vegetazione, con la primavera alle porte, comincerà a dare corpo a quello che finora è un progetto sulla carta e nei rendering. I prossimi mesi diranno se la scommessa è stata vinta.