Dal 16 al 19 giugno l’azienda ha portato a Rimini le sue staccionate e i suoi parapetti per percorsi ciclabili e ciclopedonali. Ne parliamo con l’arch. Stefania De Franceschi, direttrice vendite, dai requisiti di sicurezza all’integrazione nel paesaggio.

Velo-city è il principale vertice mondiale dedicato alla mobilità ciclistica e nel 2026 è tornato in Italia dopo trentacinque anni, scegliendo Rimini come città simbolo di una trasformazione urbana orientata alle persone. A questo appuntamento Cortensafe si è presentata con la propria gamma di staccionate e parapetti in acciaio Cor-Ten.

Abbiamo chiesto alla direttrice vendite, l’arch. Stefania De Franceschi, cosa ha significato esserci, quali soluzioni sono state portate in fiera e quali criteri dovrebbero guidare chi oggi progetta e amministra infrastrutture ciclabili.

Perché Cortensafe ha deciso di essere presente a Velo-city e cosa rappresenta un palcoscenico di questo tipo per un’azienda specializzata in staccionate e parapetti?

Velo-city non è una fiera di settore qualsiasi: è il punto di incontro mondiale tra chi progetta le città del futuro e chi quelle città le amministra concretamente. Per un’azienda come la nostra, che lavora ogni giorno con Comuni, Province ed enti gestori di parchi e percorsi ciclabili, essere a Rimini significava parlare direttamente con chi quelle infrastrutture le mette a bando, le progetta e le manterrà per i prossimi decenni. Non è un pubblico generico, è esattamente il nostro interlocutore naturale.

C’è poi un valore simbolico che non potevamo ignorare: Velo-city torna in Italia dopo trentacinque anni, e lo fa scegliendo Rimini, una città che ha fatto della rigenerazione urbana orientata alla mobilità dolce un proprio tratto distintivo. Essere presenti in un contesto così significativo, con un’azienda italiana e un prodotto che nasce per durare nel tempo all’aperto, ci è sembrato naturale prima ancora che strategico.

Il tema dell’edizione 2026 era “Realizzare il sogno urbano”: ripensare le città per migliorare la qualità della vita, recuperando spazio pubblico e valorizzando paesaggio e patrimonio storico. In che modo le soluzioni in Cor-Ten si inseriscono in questa visione?

Il tema di quest’edizione invitava a immaginare città che restituiscono spazio pubblico alle persone, senza rinunciare a paesaggio e identità storica.

Cortensafe a Velo-city 2026 a Rimini - 4

È esattamente il terreno in cui il Cor-Ten si muove meglio: è un acciaio che non ha bisogno di essere “nascosto” o mascherato, perché la sua superficie ossidata diventa parte del paesaggio invece di contrapporsi ad esso.

Quando si recupera un argine fluviale, si pedonalizza un lungomare o si rigenera un’area dismessa, il rischio è sempre quello di portare un linguaggio troppo urbano, troppo “cantiere”, in un contesto che dovrebbe restare naturale o storico.

Il Cor-Ten risolve questo conflitto: è materiale industriale per prestazioni e durata, ma visivamente si comporta come un elemento del paesaggio, che matura nel tempo invece di invecchiare male.

Entriamo nel merito: quali soluzioni per le piste ciclabili e ciclopedonali avete portato a Rimini?

A Velo-city abbiamo presentato la nostra linea di staccionate in Cor-Ten pensate specificamente per la delimitazione di piste ciclabili e percorsi ciclopedonali: dalla separazione tra corsia ciclabile e aree pedonali o carrabili, fino alla recinzione di tracciati che attraversano contesti naturalistici, argini, parchi fluviali e lungomare.

Sono soluzioni modulari, pensate per adattarsi a tracciati lineari anche di lunghezza considerevole, mantenendo continuità estetica e semplicità di posa e manutenzione anche su grandi metrature.

Su un percorso ciclabile il parapetto deve rispondere a requisiti di sicurezza precisi. Quali aspetti (altezze, attraversabilità, insormontabilità, resistenza ai carichi) sono i più delicati, e come li affrontano le vostre soluzioni?

Quando si parla di parapetti su un percorso ciclabile, gli aspetti più delicati sono in realtà diversi da quelli di un parapetto pedonale “standard”, e spesso vengono sottovalutati in fase di progettazione.

L’altezza minima deve tenere conto del baricentro più alto di un ciclista rispetto a un pedone, soprattutto in curva o in presenza di dislivelli; l’attraversabilità deve impedire il passaggio di un piede o di una testa come da normativa; l’insormontabilità è critica nei tratti con velocità più elevate, dove un urto non è solo un appoggio accidentale ma un vero impatto dinamico; e la resistenza ai carichi orizzontali deve essere dimensionata su questo tipo di urto, non sul semplice carico statico da affollamento.

Le nostre soluzioni nascono proprio per rispondere a questo insieme di requisiti contemporaneamente: struttura portante calcolata per resistere a urti, configurazioni con interassi e geometrie studiate per l’attraversabilità in sicurezza, e altezze conformi alle indicazioni tecniche di riferimento per le piste ciclabili, non semplicemente “adattate” da un prodotto pensato per altro.

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Tra i temi prioritari della conferenza c’erano il cicloturismo e la tutela dei paesaggi. Il Cor-Ten ha un’identità estetica molto riconoscibile: come si integra nei diversi contesti, dai tracciati naturalistici ai centri storici fino agli interventi sul lungomare come quello di Rimini?

Questo è uno dei punti su cui amiamo soffermarci di più, perché è anche il tratto distintivo del materiale. Il Cor-Ten ha una particolarità rara: la sua patina ossidata si comporta in modo diverso secondo il contesto in cui viene inserita, pur restando sempre coerente con sé stessa.

Su un tracciato naturalistico – un argine, un bosco, una pista lungo un fiume – le tonalità calde e terrose del Cor-Ten dialogano con la vegetazione e con la terra, quasi mimetizzandosi nel paesaggio stagione dopo stagione.

In un centro storico lo stesso materiale assume un ruolo diverso: richiama la materia antica della pietra e dei mattoni, inserendosi senza stonare anche accanto ad architetture di secoli fa, come capita spesso nei centri storici italiani.

È un materiale che non impone un’estetica univoca, ma si adatta restando fedele a sé stesso: è questo che lo rende interessante per chi deve progettare interventi molto diversi tra loro lungo lo stesso territorio.

Allo stand vi siete confrontati con città, amministrazioni e uffici tecnici da oltre sessanta Paesi. Quali esigenze sono emerse e cosa ha colpito di più i visitatori?

Allo stand abbiamo incontrato tecnici e amministratori da decine di Paesi diversi, e la cosa che ci ha colpito di più è stata la curiosità quasi immediata per il materiale in sé.

Molti visitatori non conoscevano il Cor-Ten applicato all’arredo urbano e alla sicurezza dei percorsi ciclabili, e la prima reazione era spesso visiva: si fermavano a osservare la superficie, a toccarla, a chiedere come “invecchia” nel tempo e se quella tonalità ossidata fosse il risultato finale o una fase intermedia.

È stato il filo conduttore di moltissime conversazioni, e ci ha confermato una cosa: l’identità estetica del Cor-Ten è ormai percepita come un valore aggiunto reale, non solo come una scelta tecnica.

Cortensafe a Velo-city 2026 a Rimini - 1

Pensando ai progettisti, agli uffici tecnici di Comuni e Province e agli amministratori che oggi devono dotare i propri territori di infrastrutture ciclabili di qualità: quali criteri suggerisce di tenere presenti nella scelta di staccionate e parapetti?

Suggerirei di guardare a tre criteri principali.

Il primo è la durata reale nel tempo: un’infrastruttura ciclabile vive all’aperto per decenni, esposta a sole e pioggia. Materiali che richiedono trattamenti, ridipinture o sostituzioni frequenti generano costi di manutenzione che nel lungo periodo superano spesso l’investimento iniziale.

Il secondo è la coerenza con il contesto paesaggistico e storico in cui l’opera si inserisce: un materiale che si integra nel paesaggio, anziché imporsi su di esso, resta coerente con l’ambiente anche a distanza di anni.

Il terzo, e forse il più tecnico, è la conformità ai requisiti di sicurezza specifici per la mobilità ciclistica: è ciò che distingue un’opera progettata per le biciclette da una semplicemente derivata da un prodotto pedonale.

Tenendo insieme questi tre criteri – durabilità, identità paesaggistica e sicurezza specifica – un’amministrazione fa una scelta che non dovrà rivedere nel tempo, e che continuerà a raccontare bene il territorio negli anni.