Dai Giardini Diaz al palazzetto dello sport, il nuovo percorso ciclopedonale abbandona il legno e sceglie la durevolezza delle staccionate Cortensafe.

C’è un tratto di Macerata che collega due punti nevralgici della città: i Giardini Diaz da un lato, il palazzetto dello sport dall’altro, in direzione Piediripa.

Un percorso che attraversa una zona collinare, con il terreno che degrada in una scarpata sul fianco della carreggiata. Per anni, a proteggere ciclisti e pedoni c’erano staccionate in legno. Oggi non più.

Il Comune ha deciso di voltare pagina, affidando all’impresa Di Murro Francesco di Frosinone la realizzazione di circa 626 metri di nuova protezione laterale.

La scelta è caduta sulla nostra staccionata Brunico H3C in acciaio Corten: una barriera a tre correnti che ha sostituito le vecchie strutture lignee e che accompagna anche il tratto di ciclopedonale costruito ex novo.

Il problema delle vecchie staccionate

A raccontare l’intervento è Edoardo Di Murro, socio e direttore tecnico dell’impresa installatrice. La situazione di partenza non lasciava molti margini: “Le vecchie staccionate in legno, erano ammalorate e creavano comunque dei disagi”, spiega.

Un quadro comune a molte infrastrutture pubbliche italiane, dove il legno esposto agli agenti atmosferici richiede manutenzione costante e, col tempo, perde le sue caratteristiche di resistenza meccanica.

Ma qui il contesto rendeva la questione ancora più delicata. Non si trattava semplicemente di un elemento di arredo urbano: la staccionata doveva proteggere gli utenti da un dislivello significativo.

“La protezione è posizionata a monte della ciclabile, perché sotto c’è una scarpata”, precisa Di Murro. “Quindi serviva qualcosa che fornisse maggiore sicurezza”.

Perché l’acciaio Corten

La scelta del materiale non è stata casuale. L’acciaio Corten rispondeva a tre esigenze precise. La prima è la ridotta manutenzione.

A differenza del legno, che richiede trattamenti periodici e ispezioni frequenti, il Corten si autoprotegge.

La patina superficiale funge da barriera contro la corrosione, eliminando la necessità di verniciature o interventi conservativi.

La seconda è la performance meccanica. “È un materiale molto più performante”, sottolinea Di Murro.

La resistenza dell’acciaio non è paragonabile a quella del legno, soprattutto quando si parla di protezione passiva contro urti e sollecitazioni.

La terza, decisiva in questo contesto, è la sicurezza. Con una scarpata a valle del percorso, serviva una barriera che non cedesse, che non marcisse, che non si spezzasse. Le “barriere tecnologiche in Corten”, come le definisce lo stesso Di Murro, offrivano questa garanzia.

C’è poi un aspetto che chi vive il territorio apprezza particolarmente: l’integrazione paesaggistica. “Si inserisce molto bene nel contesto ambientale, assolutamente”, conferma il direttore tecnico.

La tonalità calda del Corten ossidato dialoga con i colori della vegetazione circostante, evitando l’effetto di corpo estraneo che altri materiali potrebbero generare.

Un prodotto che parla di esperienza

Quando i componenti della staccionata sono arrivati in cantiere, Di Murro ha avuto modo di valutare da vicino la qualità della fornitura.

Le sue parole restituiscono l’impressione di chi lavora quotidianamente con materiali e fornitori diversi: “L’ho trovato molto bene, tutto preciso, bello sistemato, organizzato. Non mi è mancato nessun tipo di materiale”.

Ma è sui dettagli costruttivi che il giudizio si fa più articolato. “Si vede che è un materiale fatto da mani esperte e che alla base c’è uno studio attento”. Non un prodotto improvvisato, insomma, ma il risultato di una progettazione accurata.

Di Murro si sofferma sui particolari: “La linguetta che si apre, il tappo sopra che si inserisce perfettamente… si capisce che è un qualcosa che è stato via via perfezionato negli anni”.

L’installazione: UNP e battipalo

Sul piano operativo, l’impresa ha utilizzato una battipalo montata su escavatore per conficcare nel terreno i profili UNP da 1500 mm che fungono da elementi di fondazione. È una tecnica che offre un vantaggio pratico non trascurabile: “Le UNP ci danno margine di gioco”, spiega Di Murro.

“Se nel conficcare il palo si trova una pietra o qualcos’altro, ci permettono di giostrare un po’.” Una flessibilità operativa che in cantiere fa la differenza, soprattutto su terreni non sempre omogenei.

Il verdetto di committenza e cittadini

Un’opera pubblica si misura anche, e forse, soprattutto, sulla soddisfazione di chi l’ha commissionata e di chi la utilizza. Su entrambi i fronti, i riscontri raccolti da Di Murro sono inequivocabili.

I rappresentanti del Comune di Macerata hanno visitato il cantiere durante i lavori. “Sono venuti e hanno apprezzato il risultato”, racconta il direttore tecnico.

Quanto ai cittadini, la risposta è arrivata spontanea, sul campo. “Sono passati, hanno fatto foto, sono rimasti contenti.

” Il commento che Di Murro riporta con maggiore soddisfazione coglie il senso profondo dell’intervento: “Finalmente qualcosa di durevole nel tempo, qualcosa dove i ragazzi pure non possono vandalizzare facilmente.”

Due parole chiave, durevolezza e resistenza al vandalismo, che racchiudono le aspettative di una comunità verso le proprie infrastrutture pubbliche.

Una questione anche economica

C’è un ultimo aspetto che Di Murro tiene a sottolineare, e riguarda i costi. “Come prezzi siete in linea con il mercato”, osserva. È un dato che smonta un possibile pregiudizio: quello secondo cui un prodotto di qualità superiore debba necessariamente costare molto di più.

Nel caso della staccionata Brunico H3C, il rapporto tra qualità e prezzo si rivela competitivo, rendendo la scelta del Corten accessibile anche per le amministrazioni pubbliche attente ai vincoli di bilancio.

Un modello da replicare

Il progetto di Macerata rappresenta un caso di studio interessante per molti comuni italiani alle prese con la manutenzione delle infrastrutture per la mobilità dolce. Dimostra che è possibile coniugare sicurezza, durevolezza, integrazione paesaggistica e sostenibilità economica in un’unica soluzione.

Dai Giardini Diaz al palazzetto dello sport, oggi Macerata ha 626 metri di percorso ciclopedonale protetto da una barriera che durerà nel tempo.